|
NON PSICOLOGICA
Sito di contenuti sul funzionamento (autore: Alberto Bonizzato) |
|

|
Vedi alcuni video:
|
Il "Modello Emozionale" (Di Alberto Bonizzato – Behavioral Coach)
Il Modello Emozionale rappresenta il nucleo centrale della POMM (Prospettiva di Osservazione della Meccanica della Mente). Esso non è semplicemente una "parte" della nostra psicologia, ma costituisce la matrice algoritmica invisibile dalla quale scaturiscono i nostri pensieri, le nostre scelte e, in ultima istanza, la nostra intera realtà relazionale. In questa rielaborazione saggistica e divulgativa, esploreremo come questo "prototipo interiore" determini chi siamo, ben al di là della nostra volontà cosciente.
1. Il Motore Binario: Paura e Curiosità Evolutiva L’architettura del Modello Emozionale poggia su due pilastri biologici fondamentali, le uniche vere emozioni primarie: la Paura e la Curiosità Evolutiva. Ogni sentimento complesso — dall'ansia all'aggressività, dal senso di colpa alla gioia — non è che una sfumatura cromatica generata dalla mescolanza di questi due colori primari. Comprendere il Modello significa smettere di "giudicare" i propri stati d'animo per iniziare a leggerne il significato comunicativo. Un attacco di rabbia o un blocco ansioso non sono "errori" della mente, ma risposte funzionali (seppur spesso anacronistiche) che il Sistema Limbico mette in atto per proteggere l'individuo o spingerlo all'adattamento.
2. Oltre la Morale: La Visione Funzionale La società ci educa a leggere i comportamenti umani attraverso la lente della morale: un'azione è "giusta" o "sbagliata", "buona" o "cattiva". Questo approccio, seppur utile per la convivenza civile, è un limite invalicabile per chi vuole comprendere la meccanica profonda della mente. La POMM propone una visione a-morale: i fenomeni psichici accadono perché sono funzionali a un equilibrio interno. Le componenti della mente — Ego, Superego e Sé (qui intesi come motori, interfacce e magazzini mnemonici) — interagiscono con l'ambiente producendo feedback. Se il Modello Emozionale è impostato sulla negazione, l'individuo percepirà minacce anche dove non esistono, non per "cattiveria", ma per coerenza meccanica con la propria matrice.
3. Le Quattro Matrici dell'Identità Sebbene ogni individuo sia unico, abbiamo identificato quattro tipologie fondamentali di Modello Emozionale. Queste categorie fungono da "mappe" per orientare l'osservazione conoscitiva e terapeutica: 1. Il Modello Conflittuale: Caratterizzato da una costante frizione tra desideri e inibizioni. 2. Il Modello Vittimistico: Basato sulla proiezione esterna della responsabilità e sulla ricerca di rassicurazione attraverso il dolore. 3. Il Modello Seduttivo: Orientato al controllo dell'altro attraverso il compiacimento o la manipolazione dell'immagine. 4. Il Modello Valorizzante: L'assetto verso cui tende l'evoluzione, dove l'arousal è bilanciato e l'esperienza fluisce senza eccessiva negatorietà.
4. L'Eredità Inconsapevole: L'Imprinting dei Primi Mesi Il Modello Emozionale non è una scelta: è un assorbimento. Si forma nei primi mesi di vita attraverso l’interazione con l’entourage familiare. Questo "software" primordiale risiede nella memoria strutturale e, una volta consolidato, l'individuo non ha la possibilità di cambiarlo con un semplice atto di volontà. Noi non "abbiamo" un modello; noi siamo agiti dal modello. L'adulto non fa altro che reiterare la matrice acquisita, trasmettendola a sua volta ai figli con minime variazioni dettate dall'esperienza individuale. Questa catena generazionale spiega perché spesso i figli vivano sofferenze che "non appartengono a loro", ma sono semplici importazioni emotive dai genitori.
5. Il Conflitto tra Bisogni Reali e Bisogni Proiettivi Una delle distorsioni più dolorose prodotte dal Modello è la confusione tra bisogni reali (ciò che dà soddisfazione biologica e psichica) e bisogni proiettivi (aspettative esterne, stereotipi e credenze sociali). Il meccanismo proiettivo ci spinge a cercare ciò che è rassicurante, anche se ci fa stare male. Per l'animale umano, l'ignoto genera paura; di conseguenza, la mente preferisce rifugiarsi nel "noto sofferto" (una tradizione di dolore, un'abitudine tossica) piuttosto che avventurarsi nel nuovo. Questa strategia di sopravvivenza, utilissima nella preistoria, risulta fallimentare nel mondo contemporaneo, producendo somatizzazioni e distorsioni dell'immagine di Sé (ansia, depressione, disturbi della performance).
6. La Strada verso l'Indipendenza Emotiva La via per il benessere non passa attraverso la "cognitivizzazione" del passato (parlare dei traumi o analizzare i sogni), ma attraverso il raggiungimento dell'Indipendenza Emotiva. Focalizzarsi sul trauma aumenta spesso la drammatizzazione e innesca processi morali di ricerca del colpevole ("è colpa dei miei genitori se sono così"). L'approccio POMM suggerisce invece di: ・ Identificare la matrice: Riconoscere i propri automatismi nel presente. ・ Dismisura la negatorietà: Smettere di alimentare i processi di auto-negazione. ・ Progettualità: Spostare il focus dal "perché è successo" (passato) al "cosa voglio fare ora" (futuro). L'evoluzione del Modello Emozionale consiste nel riconoscere finalmente ciò che è proprio e autentico, distinguendolo da ciò che ci si sente "in dovere" di provare. Solo così l'individuo può smettere di essere un prototipo dei propri genitori per diventare l'architetto della propria soddisfazione.
Espandiamo ora due pilastri fondamentali del Modello Emozionale: La trasmissione generazionale (l'eredità funzionale); La proiezione dei bisogni (il filtro sulla realtà).
1. L’Eco Generazionale: L'Eredità Funzionale Nella POMM, la famiglia non è solo un nucleo affettivo, ma il laboratorio in cui viene "installato" il nostro primo software operativo. La trasmissione del Modello Emozionale non avviene tramite insegnamenti teorici, ma attraverso l'osservazione e l'assorbimento della cinetica emotiva dei genitori. Il Concetto di "Problema Importato" Molti dei nodi critici che un adulto vive (ansie, insicurezze, reazioni rabbiose) non sono il risultato di eventi traumatici personali, ma sono automatismi importati. Se un genitore gestisce l'incertezza con la paura o con il controllo morale, il bambino assorbe quella specifica sequenza di attivazione dell'arousal. Il figlio non impara "cosa" pensare, ma "come" sentire. Una volta adulto, egli si troverà a reagire a stimoli presenti utilizzando binari emotivi del passato. Questo spiega perché spesso ci si sente "bloccati" in reazioni che non ci appartengono razionalmente: stiamo semplicemente agendo una matrice che abbiamo ereditato per necessità di adattamento primario. La Fedeltà al Modello Esiste una sorta di "fedeltà invisibile" alla matrice originaria. Cambiare il proprio modo di sentire viene percepito dal sistema limbico come un atto di tradimento o di pericolo (l'ignoto). Per questo, tendiamo a replicare anche gli schemi che ci fanno soffrire: sono gli unici che ci forniscono una sensazione di "identità" e di appartenenza al nucleo primordiale.
2. Il Filtro Proiettivo: Bisogni Reali vs Bisogni Proiettivi Il Modello Emozionale agisce come un proiettore che sovrappone una pellicola sulla realtà oggettiva. Questa pellicola distorce i nostri bisogni, creando una scissione tra ciò che ci serve biologicamente per stare bene e ciò che "crediamo" ci serva per sentirci sicuri. La Trappola della Rassicurazione Il cervello umano privilegia la rassicurazione rispetto alla soddisfazione. ・ Bisogno Reale: È legato alla soddisfazione biologica e psichica (es. essere visti, agire la propria curiosità, riposare). ・ Bisogno Proiettivo: È un bisogno indotto da stereotipi, aspettative familiari o paure (es. dover dimostrare di essere i migliori, dover essere sempre ubbidienti per non essere rifiutati). Quando viviamo secondo bisogni proiettivi, inseguiamo "ologrammi" di soddisfazione. Se il mio Modello mi dice che sarò accettato solo se sono "il primo della classe", io proietterò sulla realtà la necessità di competere costantemente. Questo però non porterà mai a una reale soddisfazione, perché il bisogno originale non è mio, ma è una proiezione esterna che ho fatto mia per non sentire l'allarme della paura.
3. La Funzione della Memoria Strutturale Perché è così difficile uscire da questi schemi? La risposta risiede nella memoria strutturale. A differenza della memoria dei dati (dove conserviamo i ricordi), la memoria strutturale conserva le procedure emotive. È come la memoria muscolare di chi impara a guidare: una volta che il movimento è diventato automatico, non deve più pensarci. Il Modello Emozionale è una "memoria muscolare del sentire". Il disagio nasce quando le procedure che abbiamo imparato in un ambiente (la famiglia d'origine) risultano totalmente inefficaci o dannose nell'ambiente presente (il lavoro, la coppia, la vita adulta).
4. Verso l'Indipendenza Emotiva: La Dismissione L'evoluzione non consiste nel "guarire" da una malattia, ma nel dismettere le componenti del Modello che generano negatorietà. L'Indipendenza Emotiva si raggiunge quando l'individuo: 1. Riconosce la proiezione: "Questo bisogno di approvazione non è reale, è un segnale del mio Modello Emozionale". 2. Sgancia l'origine dal senso: Ri-orientare la ricerca dal "perché" morale (la colpa) sul "come" funzionale (la reazione). 3. Sceglie il pragmatismo: Inizia ad agire in base a obiettivi concreti del presente, ignorando le sirene d'allarme dei vecchi automatismi. Sostituire la "tradizione del dolore" con la "soddisfazione dell'esperienza" è il passaggio finale che trasforma un individuo agito dalla propria storia in un soggetto consapevole del proprio presente.
Andiamo a capire i dettagli sulle Emozioni primarie
|
Panel Menu
|
Panel Menu
|
|
Vedi alcuni video:
|
|
Sito di divulgazione e pubblicazione culturale
I contenuti pubblicati in questo sito sono di proprietà intellettuale di Alberto Bonizzato In collaborazione con: Laura De Biasi e D.ssa Maria Russo Contatto: alberto@non-psicologica.org |
|